Viaggi

 

 

         Pigmentati 

 

                                                                           

 

                                                  Traduzione : Anne Laure Vigneron

 

 

 

Nel corso dei viaggi, da Buenos Aires, a Tokyo, passando per New-York, Riga, Sydney, Bangkok, Kaikoura, Montréal … fino a  Tunisi o Iguazu, ilviaggio si nutre  di incontri plastici, e

participa alla creazione  di traiettorie . Lo spettatore-attore delsuo

percorso, in cui il viaggiatore sensoriale osserva, palpa, sperimenta i materiali e attraverso i propri percorsi  sensoriali, crea per sè un itinerario personale, attraverso questo viaggio varipinto...

 

"Il viaggio è una specie di porta attraverso la quale si esce dalla realtà come Pe penetrare in un mondo, una realtà inesplorata che sembra un sogno" Guy de Maupassant
Art is Idea, Huile sur Toile, 98 x 130 cm, 2005 © Jonathan CHOIN
Art is Idea, Huile sur Toile, 98 x 130 cm, 2005 © Jonathan CHOIN

Il mio percorso artistico si inscrive in una tradizione iconografica consistente nel raccogliere i materiali in prima istanza, in seguito unirli, importando la vita reale nell’arte. Ne sono testimonianza gli appunti di viaggio di Delacroix, di come una delle prime volte in storia dell’arte, vi integri i ricordi dei suoi soggiorni in Oriente, unisce testi e immagini e gli acquarelli alle HERBIERS. Picasso, il primo, attraverso  nature morte à la chaise cannée, nel 1912, rimetterà in discussione la struttura delle superfici dei quadri introducendo dei materiali e delle tecniche in principio sconosciute alla pittura artistica.

  

      Nella mia ricerca plastica, la commistione di mezzi si articola tra due e tre dimensioni, la pittura, sposando la fotografia e la scultura, diventa dipinto. Citiamo i pittorialisti di inizio secolo, Arnulf Rainer o ancora  Pierre e Gilles che dipingono su foto , questi attori fanno evolvere lo sguardo sulla foto, ma soprattutto l’uso del suo supporto. I basso-rilievi presentano differenti materiali raggruppati, poi assemblati, nel corso dei differenti viaggi effettuati nei 5 continenti, e in una trentina di Paesi. I materiali, naturali o artificiali, ricordi o fotoricordi, sono presentati o rappresentati, confrontati, confusi, sposati tra loro permettendo di stabilire delle corrispondenze visive, materiali e plastiche.

 

I materiali raccolti ai quattro angoli del mondo sono in seguito integrati,assemblati in un insieme : un basso-rilievo che propone a colui che lo osserva di percorrere il suo proprio itinerario. Un percorso che sarà tattile, olfattivo,visivo, gustativo o uditivo secondo ciascuno. Sono possibili delle corrispondenze tra i sensi, cosi da divenire l’arte un mezzo di percezione sinestetica.

 

   I differenti tipi di carta, che si tratti di giornali, di velina, di biglietti, di fotografie, costituiscono la base dell’opera in 2D che, tramite l’unione degli oggetti, trasforma qualche spazio in 3D. Il dipinto, che per fattezza è disegno, si trasforma in scultura, più precisamente  in basso-rilievo nell’intento di tracciare i percorsi da seguire per lo spettatore. Come sottolinea Marcel Duchamp; « E’ l’osservatore che fa l’opera». Io l’invito quindi non solo a fare l’opera, ma a viverla e sperimentarla.

 

   I materiali quali gli opali della Nuova Zelanda, le pietre preziose del Brasile, la foglia d’oro della Tailandia, i francobolli, diverse monete, diversi frammenti di giornali, di fotografie, degli schizzi, bozze di diari di viaggo,sono raccolti permettendo a colui che contempla di fare un cammino, tramite un basso-rilievo, testimone di un assemblaggio di frammenti e ricordi di questi numerosi viaggi. In alcune opere, fatte di alimenti, di confetture o di pasticcerie, lo spettatore sarà invitato a mangiare la continuità del suo percorso, per esempio un confetto che finirà la sua corsa nello stomaco dello spettatore. Quindi un quesito è posto sulla nozione di consumo dell’arte. La vista che divora un tratto non è dominata dal senso gustativo di uno spettatore che mangia una linea ? Il viaggio culinario propone quindi una smaterializzazione di questo stesso viaggio mentale.

 

   Queste opere citate e assemblate sono la testimonianza di un’epoca, di differenti influenze grafiche,visuali e plastiche d’un mercato di  Kyoto o di Buenos Aires, dove si trova di tutto: delle immagini, delle spezie, dei profumi, del colore, delle stoffe, delle materie, della velocità, della circolazione, della vita. Dalla fotografia, che rappresenta una scena o un oggetto, un ricordo di se stesso e  per se stesso, i mezzi si congiungono in genere, numero e in proprietà plastiche che conducono lo spettatore ad apprenderne l’opera secondo la propria sensibilità. 

Avendo lavorato per molti anni presso bambini e adulti in situazione di handicap, voglio le mie opere siano accessibili a tutti, proponendo a uno spettatore-viaggiatore privo della vista di effettuare un percorso attraverso la tela grazie ad un altro mezzo di lettura, quale il tatto, che diventa un pezzo di locomozione che favorisce la circolazione all’interno dell’opera.

 

    Il tatto può permettere di seguire un itinerario tracciato da una pittura in rilievo, incontrare ostacoli come pietre, della terra d’America del Sud, che ne interrompono il percorso, obbligando il viaggiatore a modificarne la propria rotta, la sua lettura, il suo itinerario…Quest’ultimo non è fisso,esso è individuale permettendo di perdersi sulla superficie della tela per soddisfare i differenti aspetti culturali, naturali o di affrontare un argomento d’attualità.

 

    Liberate la pittura della sua struttura, e uscire dai limiti della tela : invasione dei lati, spessore..le masse o gli oggetti laterali quasi reclamassero la loro autonomia.  

 

Se la linea è simbolo di un percorso da effettuare, lo spettatore puo’ incontrare talvolta i tratteggi, simbolo della discontinuità della linea, evocando in tal modo uno spazio di libertà in cui il viaggiatore-spettatore si può perdere. Egli non è più un semplice spettatore ma un attore del proprio itinerario sensoriale.

 

    Quest’ ultimo aspetto è variabile, egli può seguire la sua sensibilità cromatica, ricercare delle proprietà plastiche, estetiche, affini a due materiali. On peut également l’envisager selon la correspondance des lignes verticales et horizontales, che ricongiungendosi creano una scacchiera, uno spazio mentale governato, non da rigore matematico (disegno) ma da rigore poetico (pittorica e cromatica) che permette di fuggire dai limiti troppo rigidi di una scacchiera fortemente connotata. Ciò ricorda l’esigenza di Mondrian : solo gli orizzontali e i verticali carichi di  simbolici forti, s’identificano con l’uomo per la verticalità, la donna per l’orizzontalità o ancora Dio e l’essere umano.. La scacchiera, mezzo di misura dello spazio nel Rinascimento, è considerata nella mia ricerca plastica come un mezzo di fuga al destino, a un percorso dettato e orientato. Cosi che seppur presente nella mia ricerca, quest’ultimo tende a deformarsi, liberando le linee dai limiti troppo rigidi permettendo allo spettatore-viaggiatore di essere attore. La linea serpentina hante et deambula nella tela, come le stelle filanti  o i coriandoli di  carnevale, in epoca manierista si costruiva lo spazio del quadro de La Vierge au long cou du Parmesan, verso il 1535. Ella evoca ugualmente la traiettoria d’un sentiero escursionistico, una strada, un cammino. Nel momento in cui si riuniscono, le linee formano una scacchiera, che diventa uno spazio di viaggio mentale, permettendo allo spettatore di esserne l’attore e di seguirne il proprio percorso.

  

   Come una pedina del gioco della dama o degli scacchi, lo spettatore può diventare una torre, un re, un folle o una qualsiasi altra pedina per poter intraprendere questo viaggio onirico. Egli è un punto posizionato sulla scacchiera, un elettrone libero che cerca di liberarsi delle linee troppo strette che lo imprigionano. La « messa a fuoco interna » gli permetterà di sostituirsi alla pedina e di percorrere il suo cammino, senza essere manipolato da alcun giocatore.

 

     Tramite differenti percorsi tra colori, forme, rilievi e altre proprietà plastiche, lo spettatore è invitato a diventare attore del suo viaggio variopinto. Il carattere interattivo dell’opera permette al viaggiatore di conoscere meglio se stesso cosi come il viaggio arrichisce colui che lo intraprende. L’uso degli specchi gli permette di fare un’introspezione di se stesso grazie al riflesso della sua immagine e dell’universo in cui egli stesso si trova.

 

   Nel corso dei viaggi, da Buenos Aires, a Tokyo, passando per New-York, Riga, Sydney, Bangkok, Kaikoura, Montréal … fino a  Tunisi o Iguazu, il viaggio si nutre di incontri plastici e partecipa alla creazione di traiettorie. Lo spettatore – attore del proprio percorso, in cui il viaggiatore sensoriale osserva, palpa, sperimenta i materiali e attraverso i propri percorsi sensoriali, crea per sè un itinerario personale, attraverso questo viaggio variopinto.   

Voyage Pigmenté, Technique mixte sur toile, 20 x 20 cm, 2010 © Jonathan CHOIN
Voyage Pigmenté, Technique mixte sur toile, 20 x 20 cm, 2010 © Jonathan CHOIN

 

Contact : 06.30.84.66.98 jonathanchoin@hotmail.fr      

 

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